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Decreto del Fare: prima casa non pignorabile solo se il creditore è Equitalia

pubblicato da il 20 giugno 2013
Decreto del Fare: prima casa non pignorabile solo se il creditore è Equitalia

Anche pignorabilità e mutui nel cosiddetto “Decreto del Fare” varato dal Governo Letta. Secondo quanto previsto dal provvedimento, Equitalia, in caso di ritardi nei pagamenti delle tasse, non potrà più procedere al pignoramento dell’immobile a patto che si tratti dell’unico immobile di proprietà del debitore e che sia, al tempo stesso, abitazione principale ovvero la casa nella quale si risiede anagraficamente. Sono escluse dalla misura le prime case di lusso, le ville e i castelli. Per tutti gli altri immobili, comprese quindi anche le seconde case, si potrà procedere all’espropriazione solamente quando il valore del debito col fisco superi i 120mila euro, anziché i 20mila previsti sinora. È stato infine elevato da quattro a sei mesi il periodo che deve intercorrere dall’iscrizione dell’ipoteca prima di poter procedere all’esecuzione dell’esproprio.

La non pignorabilità riguarda esclusivamente Equitalia. Le banche, ad esempio, potranno chiedere l’esproprio anche dell’abitazione principale in caso di mancato pagamento delle rate del mutuo in forza dell’art. 40 del Testo unico bancario dove si stabilisce che “la banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata”. Se così non fosse, d’altronde, alla banca verrebbe a mancare l’unica garanzia che la tutela dai rischi di insolvenza con conseguenze immaginabili sull’erogazione dei mutui già oggi difficili da ottenere.

Il pacchetto del Governo contiene alcune novità più legate ai mutui e pensate con l’obiettivo di aiutare le famiglie in sofferenza economica. A coloro che sono in difficoltà con i pagamenti delle rate del mutuo, lo Stato concederà cinque mesi di tempo (anziché due come previsto sinora) prima che le dilazioni decadano. La possibilità di rateizzare verrà inoltre persa dopo otto rate non pagate (anche non consecutive) e non più dopo due; mentre la durata della rateizzazione concessa a chi ha problemi di liquidità potrà essere aumentata fino a 120 rate (prima erano 72).

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