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Bolla immobiliare, secondo gli esperti l’Italia non rischia

pubblicato da il 25 ottobre 2012
Bolla immobiliare, secondo gli esperti l’Italia non rischia

Tra i primi a parlare di rischio scoppio “bolla immobiliare” in Italia è stato nell’aprile scorso il direttore generale del Censis Giuseppe Roma, che aveva ipotizzato per il 2012 ulteriori ribassi dei prezzi delle case, quantificandoli tra il 20 e il 50%. A spingere in giù il valore del mattone, secondo Roma, anche l’introduzione dell’Imu, nuovo balzello fiscale che avrebbe depresso ancora di più il quadro economico delle famiglie, già provate dalla crisi, e quindi, se proprietarie di immobili, costrette a vendere a prezzi da “saldo” pur di realizzare.

La bolla immobiliare è quel fenomeno speculativo partito dagli Stati uniti agli inizi del 2007, a causa dei mutui facili, e che ha contribuito in maniera pesante a innescare l’infinita congiuntura dalla quale il mondo non riesce ancora a uscire.

In Italia ci sono attualmente oltre 600mila case nuove invendute, il che mette a dura prova le imprese edili che vedono i loro capitali immobilizzati e a rischio di deprezzamento rispetto a quanto investito. Perché, se le banche non concedono più mutui, le prospettive di vendita si fanno sempre più scarse e, questo, potrebbe costringere ad abbassare i prezzi. Ma anche le banche sarebbero penalizzate dall’eventuale scoppio di una bolla immobiliare in quanto le iscrizioni ipotecarie, relative a mutui già concessi su quotazioni più alte, perderebbero parte del valore.

Di recente, l’argomento è tornato di attualità, ma l’Italia, pur con un mercato immobiliare in crisi, secondo gli esperti, non sembra correre in tal senso veri rischi.

“Il mercato immobiliare italiano – rassicura Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – non ha avuto negli ultimi anni un crollo assimilabile a quanto accaduto negli Stati uniti o in Spagna. Le quotazioni medie sono scese di circa il 10% in cinque anni e le compravendite del 20%. È una diminuzione in linea con gli altri Paesi europei. La fase calante sembra vicina al termine e per la fine 2013/inizio 2014 si ritiene possa esserci un'inversione di tendenza. Le difficoltà per le banche rispetto all’immobiliare non stanno nel livello dei prezzi, quanto piuttosto nella crisi delle imprese edilizie, che ha aumentato la sofferenza in questo segmento. Solo una vera ripresa del mercato potrà aiutare sia le imprese, sia le banche”.

E si spera, anche le famiglie.

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