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Quanti dubbi sull’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa

pubblicato da il 10 settembre 2015
Quanti dubbi sull’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi insiste: a partire dal 2016 saranno abolite per tutte le prime case sia l’Imu (Imposta municipale unica), sia la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili). Una manovra che, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al 2014, farebbe mancare ai Comuni introiti per un valore di circa 4 miliardi di euro. Come verrà ripianato il buco nelle casse comunali? Il capo del Governo ha promesso che sarà lo Stato a restituire ai sindaci tali risorse, anche se ancora non è chiaro dove e come queste ultime verranno reperite.

L’abolizione di una tassa è sempre una buona notizia, ma, al di là del fatto che le imposte sulla casa si pagano in tutto il mondo, ciò che lascia più perplessi è in questo caso la palese mancanza di progressività e di equità. Le prime case sono infatti già quasi tutte esenti dal pagamento dell’Imu, che invece è attualmente dovuta esclusivamente per quegli immobili che appartengono alle categorie catastali A/1, A/8 , A/9. Cioè fabbricati di lusso, ville, castelli, ecc.

È evidente che a beneficiare del provvedimento non saranno le famiglie che, sacrificandosi, sono riuscite ad acquistare l’abitazione principale, bensì i proprietari di immobili che possono valere anche qualche milione di euro. Per non parlare dell’eterno equivoco che nasce dalla definizione di prima casa (quella nella quale si ha la residenza), seconda e terza, mentre sarebbe forse più equo studiare un sistema di tassazione che tenga invece conto del numero effettivo degli immobili di proprietà.

A confermare i dubbi circa la validità del provvedimento ipotizzato dal Governo, è Nomisma, l’istituto che da 30 anni monitora le dinamiche del mercato immobiliare italiano. Secondo gli esperti della società bolognese, la manovra avrebbe effetti piuttosto modesti sul rilancio dei consumi (lo sgravio è stato stimato in circa 17 euro mensili per circa due terzi delle famiglie), mentre le classi più abbienti, cioè i proprietari di dimore di pregio e castelli, potrebbero usufruire di risparmi ben più consistenti quantificati in oltre 2mila euro annui.

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