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Trivelle e rinnovabili: il referendum

pubblicato da il 17 marzo 2016
Trivelle e rinnovabili: il referendum

È un’Italia divisa tra passato e presente quella che il prossimo 17 aprile, in occasione del referendum, si troverà a decidere sull’opportunità o meno di dare il via libera alle trivellazioni nei propri mari per la ricerca di petrolio e gas. Se i referendum sul nucleare del 1987 e del 2011 ci hanno mostrato il volto di un Paese poco incline ad affidarsi a fonti energetiche rischiose, per l’ambiente e per chi ci vive, la consultazione di inizio primavera metterà di fronte le ragioni di chi vede la necessità di un rapido sviluppo economico e di chi individua nelle fonti rinnovabili l’unica strada percorribile verso il futuro.

Cosa accade se vince il NO o non si raggiunge il quorum?

Le società petrolifere che hanno già ricevuto le concessioni da parte dello Stato potranno continuare nella loro ricerca di giacimenti di petrolio e gas all’interno del limite delle 12 miglia marine, teoricamente a tempo indeterminato o comunque senza particolari vincoli di durata. Ad oggi, infatti, non vengono rilasciate nove concessioni e l’aumento delle società impegnate nelle trivellazioni avverrebbe solo nel caso di un cambio di legge.

Cosa accade se vince il SÌ?

Senza nuove concessioni, il numero delle società di estrazione impegnate nei mari italiani si andrebbe ad assottigliare nel corso degli anni, fino allo stop definitivo, e ciò sarebbe dovuto alla scadenza naturale dei termini stabiliti al momento del rilascio dei via libera alla ricerca di combustibili fossili da parte dello Stato.

Se a guidare gli esponenti del NO sono i timori legati alla perdita di lavoro e la fiducia nelle tecnologie impiegate dalle società di trivellazione, per i favorevoli al ci sono, oltre alla tutela dell’ambiente e dei cittadini, le ragioni di chi vede in questa scelta un bivio tra passato e futuro, ovvero tra combustibili fossili e fonti alternative. Più in dettaglio, si tratterebbe di un passo indietro rispetto ai progressi fatti con l’approvazione di leggi che incentivano il passaggio alle energie pulite, come il recente Conto Termico 2.0 che ha suscitato molti consensi e non solo da parte degli ambientalisti, o l’Ecobonus.

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