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Consumi di energia in calo: in Europa siamo ai livelli degli anni ‘90

pubblicato da il 13 febbraio 2015
Consumi di energia in calo: in Europa siamo ai livelli degli anni ‘90

Gli effetti della crisi economica e le nuove norme sul risparmio energetico si riflettono sui consumi di energia che, in Europa, sono tornati ai livelli registrati nei primi anni ’90. E negli Stati Uniti il fenomeno risulta ancora più accentuato, tanto che i consumi sono addirittura scesi a quelli metà anni ’70.

Ad evidenziare il brusco calo dei consumi energetici nell’area UE è l’Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, attraverso un’analisi che non lascia spazio ad interpretazioni: si è passati dai 1.832 Mega TEP del 2006 ai 1,666 Mega TEP del 2013, con un calo del 9,1%.

Il TEP è l’unità di misura energetica che esprime la tonnellata equivalente di petrolio: la quantità di energia sprigionata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo. Il Mega TEP equivale a 1 milione di TEP.

Dal 2006 ad oggi, spiega l’Eurostat, si è assistito ad un continuo calo dei consumi energetici nel Vecchio Continente, dove solo nel 2010 si è registrata una leggera inversione di tendenza, dovuta ad un accenno di ripresa economica. Crisi e nuove misure per il risparmio energetico hanno dunque portato ad un deciso calo della richiesta di energia ma, più nel dettaglio, qual è lo scenario europeo?

Innanzitutto va detto che, nonostante il calo interno della richiesta, l’Europa non è indipendente dal punto di vista energetico:  nel 2013, nell’UE sono stati prodotti 790 Mega TEP di energia contro i 1,666 Mega TEP consumati. Da questo punto di vista, i Paesi più autonomi dalle importazioni di energia risultano essere l’Estonia (11,9%) e la Danimarca (12,3%), mentre in fondo alla classifica ci sono Malta (104,0%), Lussemburgo (96,9%) e Cipro (96,4%). Tra i big, i Paesi più autosufficienti sono il Regno Unito (46,4%) e la Francia (47,9%), con quest’ultima che è anche più grande produttrice di energia con 135 Mega TEP (17% del totale UE). E l’Italia? Sempre tra i big, ci piazziamo dietro  a Germania (62,7%) e Spagna (70,5%), a quota 76,9% di dipendenza energetica.

Per quel che riguarda i Paesi virtuosi, un cenno particolare lo meritano quelli capaci di trarre il massimo del proprio fabbisogno energetico dalle fonti rinnovabili. In questa speciale classifica svettano, oltre alle “piccole” Malta e Cipro (100%), Paesi come la Lettonia (99,7%), il Portogallo (97,5%) e la Lituania (91,1%). Il menu energetico italiano, invece, è così composto: 63,7% da rinnovabili, 17,2% dal gas, 15,9% dal petrolio, 0,1% dai combustibili solidi e, ovviamente, 0% dal nucleare.

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