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Costo dell'energia: a rischio la competitività delle imprese italiane

pubblicato da il 20 giugno 2015
Costo dell'energia: a rischio la competitività delle imprese italiane

Il costo dell’energia elettrica è sì in calo – meno 1,1% nel secondo triprendmestre 2015 per gli utenti domestici in maggior tutela – ma è ancora troppo alto per molte aziende italiane, che si vedono spesso danneggiate a livello di competitività sui mercati internazionali proprio dagli oneri eccessivi sostenuti per far fronte alle spese energetiche.

Questo almeno è quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato dal Centro Studi ImpresaLavoro. L’organizzazione di Massimo Blasoni ha analizzato i dati Eurostat relativi al secondo semestre 2014, prendendo in considerazione il prezzo praticato a una media industria con un fabbisogno energetico annuo tra i 200 e i 500 megawattora. I risultati sono poco confortanti per il nostro paese: le spese sostenute dalle aziende tricolori sono le più elevate tra quelle delle principali economie europee.

Al di là del costo per kWh, un’influenza molto forte sul prezzo finale dell’elettricità in Italia sembra essere quella esercitata dalle imposte e dalle accise. Se infatti si considerano i prezzi netti (tasse escluse), il costo dell’energia elettrica italiana non è il più caro d’Europa: il più costoso è quello del Regno Unito (0,1290 centesimi per kWh), seguito da Irlanda e Spagna, mentre l’Italia è quarta in graduatoria (0,1052 centesimi per kWh).

Le cose cambiano, però, se al prezzo netto si aggiungono le tasse: in questo caso, l’energia italiana diventa la più cara in tutta Europa (0,1735 centesimi per kWh), con una spesa superiore del 14% rispetto alla Germania, del 30% rispetto al Regno Unito, del 49% rispetto alla Spagna e del 91% rispetto alla Francia. Un confronto impietoso non solo con le grandi economie d’Europa, ma anche con i nostri più piccoli "vicini di casa": in Italia l’elettricità costa il 46% in più rispetto all’Austria, l’89% rispetto alla Croazia e il 105% rispetto alla Slovenia. Secondo lo studio di ImpresaLavoro, le tasse e le accise nel nostro paese hanno un peso complessivo pari al 48% della bolletta energetica pagata dalle imprese; la quota scende al 25% se si escludono l’IVA e altre imposte che le aziende possono recuperare.

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