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Tassi di interesse negativi: cosa succederà ai conti correnti

pubblicato da il 18 agosto 2016
Tassi di interesse negativi: cosa succederà ai conti correnti

L’abitudine a considerare il conto corrente come un “salvadanaio” è ormai prassi comune, visto che da tempo gli interessi che le banche offrono per questo prodotto finanziario sono davvero minimi; ma questa condizione potrebbe peggiorare ulteriormente, e l’idea di pagare la banca affinché custodisca i nostri soldi potrebbe non essere più solo uno spauracchio.

Come racconta il Corriere della Sera, da settembre una banca cooperativa bavarese, la Raiffeisenbank Gmund, applicherà ai correntisti privati un tasso di interesse negativo. Che si traduce, praticamente, in un compenso dello 0,40% da pagare se si sceglie di tenere sul conto corrente le somme eccedenti i 100mila euro. Non si tratta, a ben vedere, di una novità assoluta (ne abbiamo parlato anche anni fa) – perché molte banche europee esercitano questa pratica con le aziende con grandi tesorerie – ma è la prima volta che i soggetti coinvolti sono i privati cittadini.

Decisioni di questo tipo sono un tentativo, da parte degli istituti bancari, di recuperare i tassi sotto zero imposti dalla BCE: tanto quello sui depositi quanto quello “overnight” - il tasso di rifinanziamento marginale, usato dalla banche che hanno bisogno di soldi per dei brevissimi periodi (una notte, appunto) - sono al -0,4% da marzo 2016. È da due anni che i tassi, per volere di Draghi, scendono, e se questo ha prodotto un abbassamento degli interessi per chi, ad esempio, ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, chi deposita i soldi in banca non è contento allo stesso modo.

In Italia, fa sapere Abi, non risultano ancora depositi bancari a tasso negativo ma è pur vero che i guadagni si sono ridotti: mediamente l’interesse sui conti correnti è pari allo 0,13% (dati di giugno 2016), mentre quattro anni fa la media era dello 0,52%. Gli esperti ritengono improbabile il verificarsi, nel nostro Paese, di conti correnti con tassi negativi, perché sarebbe troppo forte la spinta a “mettere i soldi sotto il materasso”; più probabile l’ipotesi di una ulteriore contrazione dei rendimenti dei conti deposito.

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