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Redditometro e conti correnti, facciamo il punto

pubblicato da il 6 settembre 2013
Redditometro e conti correnti, facciamo il punto

Di redditometro parliamo dall’inizio dell’anno: sono dunque mesi che ci si interroga sulla natura di questo strumento a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per confrontare quanto gli italiani dichiarano al Fisco con le spese effettivamente sostenute. Una idea giusta, contraddistinta tuttavia da numerose perplessità per quel che riguarda la privacy del contribuente e gli effettivi risultati in termini di lotta all'evasione.

Quel che è certo è che si parte, ma a piccole dosi. Saranno solo 35mila gli accertamenti che verranno compiuti in riferimento all’anno di imposta 2009: in percentuale, solo lo 0,1% dei contribuenti del nostro Paese che nel 2010 hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Come abbiamo ribadito più volte, questi verranno compiuti solo per coloro i quali avranno mostrato uno scollamento tra realtà (le spese tracciate) e dichiarazione troppo evidente, perlomeno superiore al 20% o 12mila euro in un anno.

Cosa succederà ai 35mila sospettati di evasione? Questi riceveranno un prospetto con il riepilogo delle spese presenti nell’analisi tributaria, messe a confronto con i redditi percepiti, ed un invito a presentarsi presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di pertinenza per spiegare i motivi delle “incongruenze riscontrate”. Sarà quindi premura del contribuente mostrare che certe spese sono state sostenute con fonti diverse dal reddito – dai conti deposito ai Bot, dai redditi agricoli ad eventuali disinvestimenti – e, in una seconda fase, il saldo iniziale e finale del suo conto corrente per l’anno d’imposta in questione. Se queste informazioni saranno sufficienti per togliere al Fisco ogni dubbio, il controllo non avrà alcuna conseguenza e l’ispezione si chiuderà lì. In caso contrario, gli accertamenti si faranno più serrati e si controlleranno anche le spese correnti (dall’alimentari all’abbigliamento).

Questo è, in breve, l’iter relativo agli anni 2009 e 2010: dal 2011, invece, i conti correnti saranno più “spiati”: con l’entrata in vigore dell’anagrafe dei conti correnti le banche dovranno fornire al fisco maggiori informazioni sugli asset finanziari di ogni cittadino contribuente (ne abbiamo già parlato qui).

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