02 55 55 111 Lun-Sab 9.00-21.00

Pressione fiscale sui risparmi, c’è una patrimoniale occulta?

pubblicato da il 6 febbraio 2015
Pressione fiscale sui risparmi, c’è una patrimoniale occulta?

C’è chi ha parlato di “patrimoniale occulta”, chi ha minimizzato e chi si augura che questa aumenti ancora, soprattutto quando sono in ballo i grandi numeri: la pressione fiscale sui risparmi degli italiani è uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni.

L’ultimo spunto per tornarne a discutere è stata la pubblicazione di un lungo articolo sul settimanale Panorama, redatto a partire dai dati elaborati dal Centro studi “ImpresaLavoro”: la tesi dello studio è che gli ultimi tre anni di Governo (i cui vertici sono stati, nell’ordine, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi) hanno portato ad una crescita elevatissima della pressione fiscale sui risparmi degli italiani. Ciò è stato possibile, in sintesi, intervenendo su tre diversi fattori: l’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie, l’introduzione della cosiddetta “Tobin Tax” e l’imposta di bollo sui conti, che pesano e non poco sui nostri risparmi.

Secondo i calcoli di ImpresaLavoro queste tre variabili, insieme, hanno fatto passare il prelievo complessivo sui soldi degli italiani da 6,9 a 15,9 miliardi dal 2011 al 2015. Il 130% in più in un triennio. 9 miliardi annui in più, non proprio qualche spicciolo.

Effettivamente, le aliquote sui redditi finanziari sono passate dal 12,5% al 26% (con l’esclusione dei titoli di Stato, per i quali siamo fermi al 12,5%). Sono aumentate anche le imposte sui fondi comuni e le polizze vita e quelle sui fondi pensione e i piani pensionistici individuali.

Per quanto riguarda la Tobin Tax, era stata approvata in seno all’unione qualche anno fa e, benché la data di partenza prevista fosse il 2015, da più parti (e anche da noi) si è cominciato ad applicarla in anticipo, con l’obiettivo di far pagare la crisi anche ai più ricchi, attraverso la tassazione delle operazioni finanziarie. Eppure, i guadagni sono stati ben al di sotto delle aspettative: sono infatti diminuiti gli scambi su Piazza Affari, a riprova che i giocatori di borsa sono fuggiti sui mercati esteri, sui quali questa tassa non viene applicata.  

Il terzo balzello è l’imposta di bollo sui conti correnti e depositi: questa pesa su depositi bancari, fondi e alcune polizze per lo 0,2%, mentre sui conti correnti con una giacenza media superiore ai cinquemila euro costa 34,20 euro. Secondo le analisi di ImpresaLavoro, questa tassa dovrebbe portare alle casse dello Stato 4,4 miliardi nel 2015, 4 miliardi in più rispetto al 2011. Va ricordato, a beneficio dei cittadini, che non tutte le banche impongono imposta di bollo sui conti correnti, ma se ne fanno carico anche quando la giacenza media supera la soglia dei cinquemila: tra le tante, citiamo ING Direct, CheBanca!, Widiba e YouBanking.

Dare un giudizio “morale” su queste iniziative non è compito nostro: occorre tuttavia ricordare che si tratta di tentativi che provano a distribuire sulle classi più agiate i problemi economici del nostro Paese e che i piccoli risparmiatori vengono toccati in misura minima, se non nulla.

Vota la news:

Valutazione media: 4,0 su 5 (basata su 17 voti)

Offerte confrontate

Confronta gratuitamente i conti delle banche operanti in Italia e trova il conto corrente o il conto deposito più vantaggioso.

Banche e finanziarie

Su Facile.it puoi confrontare i prodotti delle migliori banche e finanziarie operanti in Italia.

Argomenti in evidenza

Informazioni e dettagli su alcuni degli argomenti più rilevanti nel mondo dei conti.

Guide ai conti