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Prelievo forzoso e bail-in: i precedenti e il punto attuale

pubblicato da il 9 settembre 2015
Prelievo forzoso e bail-in: i precedenti e il punto attuale

L’approvazione da parte del governo italiano della direttiva europea 2014/59/UE relativa alla possibilità di un salvataggio dall’interno delle banche a rischio fallimento, avvenuta il 2 luglio scorso nel pieno della crisi greca, ha aperto le porte a diversi scenari. Si è parlato, perlopiù a sproposito, di prelievo forzoso dai conti correnti, confondendo il concetto di bail-in, vale a dire il meccanismo che consente di ripartire i costi del salvataggio della banca in crisi tra azionisti, obbligazionisti e correntisti, con una manovra che metterebbe a rischio i piccoli risparmiatori e che non ha ragione d’essere alla luce dei fatti e delle condizioni attuali.

Per maggiore chiarezza, è bene ricordare che il bail-in, che in Italia potrà entrare tra le strategie bancarie anticrisi solo a partire dal prossimo gennaio, chiama in causa in primo luogo gli azionisti dell’istituto di credito in difficoltà, solo in seguito gli obbligazionisti e come ultima soluzione i correntisti. Precisazione non superflua, allo stato attuale potrebbero partecipare forzatamente al risanamento della banca solo i titolari di depositi oltre i 100.000 euro, di fatto fuori dalla garanzia offerta dal Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi. È chiaro come il bail-in risulti in quest’ottica una strategia che mira ad evitare ulteriori ricadute economiche, in termini di aumento del debito pubblico, causate da nuove crisi bancarie assorbite non internamente alla banca stessa ma a livello nazionale.

Se da una parte è quindi più che giustificata la preoccupazione di chi, azionista o correntista, sa a conti fatti di poter essere coinvolto a pieno titolo nel risanamento dell’istituto di credito a cui ha affidato risparmi o investimenti, lo è meno l’allarmismo circa l’eventualità di un abbassamento della soglia di tutela dei depositi e di un coinvolgimento di un numero maggiore di risparmiatori, che seppure possibile non rientra ufficialmente in nessuna opzione. L’unico dato che sembra finora confermato è la potenziale operatività del bail-in alle condizioni sopra riportate, a partire da gennaio 2016.

Starebbe inoltre prendendo forma, secondo quanto recentemente riferito da Il Sole 24 Ore, un piano di salvataggio e rilancio che vedrebbe la formazione di una holding da 1,5 miliardi di euro per risollevare, entro fine anno, gli istituti a maggiore rischio fallimentare ed evitare l’imminente ricorso al prelievo forzoso, costoso anche per le banche in attivo sia in termini di reputazione del sistema che in termini di coperture dei fondi di garanzia.

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