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Pignoramento presso terzi, procedure e possibili soluzioni

pubblicato da il 17 maggio 2016
Pignoramento presso terzi, procedure e possibili soluzioni

Nei casi di insolvenza più gravi il debitore può essere oggetto di una procedura di pignoramento dei beni che assume forme diverse a seconda dell’importo del debito ma soprattutto delle procedure che l’ente creditore sceglie di mettere in atto. In particolare si parla di pignoramento presso terzi quando Equitalia, per soddisfare la richiesta di un creditore in attesa di rimborso, pignora al debitore un bene che gli spetta, del quale cioè l’interessato è a sua volta creditore. Ciò può avvenire ad esempio con il pignoramento dello stipendio, o con il pignoramento del conto corrente. Il datore di lavoro o la banca versano direttamente ad Equitalia quanto avrebbero dovuto versare di diritto al lavoratore o al correntista, che in questo modo è costretto a saldare il debito. Questa procedura forzata segue regole e tempistiche precise, che il debitore insolvente deve conoscere per poter arginare i danni.

Secondo quanto stabilito dalle procedure cautelari ed esecutive di Equitalia, il cittadino ha tempo 60 giorni a partire dalla notifica della cartella per provvedere al pagamento di quanto dovuto o richiedere ed ottenere la rateizzazione del debito, iniziando subito a corrispondere la prima mensilità. La richiesta di rateizzazione può essere inoltrata agli sportelli di Equitalia oppure per via telematica, dal sito dell’ente. Quest’ultima soluzione, se attivata tempestivamente, blocca la procedura di pignoramento ed evita problemi più gravi. Passati i 60 giorni dalla notifica di pignoramento infatti l’ente può procedere alla riscossione diretta, dal conto corrente, dallo stipendio o dalla pensione. Sono stabiliti dei limiti di legge rispetto alla cifra pignorabile. Per quanto riguarda stipendi, pensioni e altri accrediti derivanti dal lavoro del contribuente, la quota pignorabile è pari a un decimo per entrate fino a 2.500 euro, pari a un settimo per entrate comprese tra i 2.500 e i 5.000 euro e pari ad un quinto sopra i 5.000 euro. Se si tratta invece di pignorare il conto corrente si prevede che venga escluso dal processo l’ultimo stipendio o l’ultima pensione, che restano a disposizione.

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