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'Outlet Italia', il rapporto sui marchi Made in Italy venduti a gruppi esteri

pubblicato da il 27 dicembre 2013
'Outlet Italia', il rapporto sui marchi Made in Italy venduti a gruppi esteri

L’11 dicembre il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara e il segretario della UIL-PA Benedetto Attili hanno presentato a Roma “Outlet Italia”, un rapporto poco incoraggiante sulla situazione dei marchi Made in Italy frequentemente venduti, e troppo spesso svenduti, a società e gruppi esteri.

Tra il 2008 e il 2012 si sono registrati 437 nuovi passaggi di proprietà, per un totale di 55 miliardi di euro versati da società straniere per acquistare marchi italiani. Non si tratta di un fenomeno di per sé recente, semmai incentivato dalla crisi e dalla necessità di meccanismi burocratici e di tassazione più utili alle imprese per affrontare investimenti sul territorio. Abbiamo visto nel corso degli anni Buitoni, Perugina e Gelati Motta acquistate da Nestlé, Zanussi da Electrolux e Saiwa e Splendid da Kraft, Ducati diventare Volkswagen, le biciclette Bianchi svedesi e le Atala olandesi. Il lungo elenco potrebbe continuare.

Nonostante in alcuni casi il marchio italiano sopravviva e continui a ricoprire una posizione leader nel mercato (si pensi ad Algida, comprata dalla multinazionale anglo-olandese Unilever) l’analisi congiunta di Eurispes e UIL-PA non può che considerare preoccupante l’incremento di cessioni che hanno già portato negli ultimi vent’anni alla perdita di 130 marchi storici nei principali settori, in alcuni casi snaturati da passaggi di proprietà poco o per nulla vantaggiosi e al termine dei quali di italiano resta molto poco. Senza contare che le vendite sono spesso accompagnate da una delocalizzazione non priva di conseguenze negative sull’occupazione, sulla formazione del personale e quindi sulla qualità del prodotto finale.

Come sottolinea Attili, si tratta di una perdita non solo sul piano economico, ma “di asset immateriali, a volte di difficile quantificazione economica, perché vengono meno la tradizione, l'esperienza e la storia insita in ciascuna delle aziende di cui ci priviamo”. Queste acquisizioni rappresentano la fine di un modello di family business basato sulla qualità della produzione artigianale che da sempre ha permesso all’Italia di distinguersi con prodotti d’eccellenza.

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