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Prelievo forzoso dai conti correnti: verità o bufala?

pubblicato da il 17 ottobre 2013
Prelievo forzoso dai conti correnti: verità o bufala?

Non abbiamo fatto in tempo a trattare lo spinoso argomento del prelievo forzoso dai conti correnti che il tema ha fatto il suo prorompente ingresso sulle prime pagine dei giornali, non solo quelli economici. Dopo le preoccupazioni emerse a seguito delle affermazioni di alcuni membri del board della BCE – rei di aver preso in considerazione, seppure in maniera remota, l’ipotesi del prelievo dai conti dei cittadini dei Paesi europei in crisi economica – è poi arrivato il turno del Fondo Monetario Internazionale.

Molti organi di informazione si sono affrettati a riportare, nei giorni scorsi, le (presunte) intenzioni di uno dei tre componenti della cosiddetta Troika di ricorrere proprio al prelievo, a danno dei cittadini: all’interno del Fiscal Monitor di ottobre – un documento periodico fatto circolare dallo stesso FMI – si parla di “capital levy” e, dopo averne sinteticamente spiegato le origini teoriche, si sottolinea come, per riportare il debito pubblico ai livelli antecedenti alla crisi mondiale, si dovrebbe applicare un’aliquota del 10% tra le famiglie con una ricchezza netta positiva. Questa l’affermazione, che è stata poi tradotta dai media e da alcuni politici in una volontà di perseguire effettivamente questa strada.

Da qui la polemica, divampata in maniera sempre più feroce, che ha portato in molti casi a farsi prendere dal populismo e a far gridare al furto legalizzato. Niente di più falso, come si può facilmente intuire. Lo stesso Fondo Monetario, guidato da Christine Lagarde, si è affrettato a divulgare una nota di smentita circa queste voci: la sezione “incriminata” del Fiscal Monitor fa riferimento ad ipotesi e discussioni, non certo a prese di posizione.

Molto rumore per nulla, quindi: ricordiamo, ad ogni modo, che il parere del Fondo Monetario diventa vincolante solo nel caso in cui un Paese in crisi scelga di richiedere un aiuto, che ovviamente deve essere dato a certe condizioni. Il “caso Cipro” è un esempio calzante, e comunque rispetta le regole del Fondo Interbancario di tutela dei depositi: nessun conto corrente con cifre inferiori a 100.000 euro può essere intaccato in alcun modo.

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