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Conti deposito, l’Europa vuole multare l’Italia

pubblicato da il 9 ottobre 2015
Conti deposito, l’Europa vuole multare l’Italia

Abbiamo raccontato più volte come l’Unione Europea stia provando da tempo a uniformare regole, procedure e prassi dei processi di gestione del credito dei cittadini membri dell’unione: dai mutui ai conti correnti, fino ad arrivare ai conti deposito. I Paesi membri devono adattarsi a queste nuove regole, e nei tempi corretti. Ha fatto molto parlare, ad esempio, la decisione dell’Italia di adeguarsi alla volontà dell’UE di inserire anche i correntisti nei processi di salvataggio degli istituti di credito in crisi (il cosiddetto “bail in”); la stessa premura, però, non è stata riservata ai depositi e l’Italia, come altri 17 Paesi membri, non ha ancora recepito le nuove regole.  Da qui la notizia: la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione formale a seguito di questo mancato recepimento.

L’Italia avrebbe dovuto, entro luglio 2015, fare sua in maniera completa la direttiva 49 del 2014 (la stessa del bail in) e rivedere gli standard finanziari degli istituti di credito operanti nel nostro Paese e i tempi massimi di rimborso: dato che l’ha fatto per metà, Bruxelles è corsa ai ripari con una lettera.

Ma cosa chiede la Commissione? Di uniformare le differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda i meccanismi che assicurano ai contribuenti il rimborso di una determinata quota dei depositi bancari, in caso di loro indisponibilità. Le banche, nel dettaglio, dovranno depositare lo 0,8% dell’importo dei depositi coperti entro il 3 luglio 2024. Percentuale, questa, che assicura la sostenibilità del sistema. Altra richiesta è quella di ridurre i termini per il pagamento dei rimborsi, sempre in caso di insolvenza: siamo a 20 giorni lavorativi ma l’Unione chiede che si scenda a sette. L’obiettivo è arrivare ad assicurare che il denaro arrivi a destinazione in sette giorni lavorativi, al posto degli attuali venti. L’ammontare della copertura deve arrivare a 100mila euro per depositante, e non per conto, perché ad essere tutelato deve essere la persona.

Inutile dire che è bene capire come reagirà l’Italia davanti a questo monito dell’Europa: prenderà provvedimenti velocemente? O aspetterà che la procedura di infrazione diventi ufficiale?

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