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Conti correnti, nuovo standard globale di controllo

pubblicato da il 30 ottobre 2014
Conti correnti, nuovo standard globale di controllo

Dal 2017 si cambia: nelle scorse ore è stato firmato a Berlino l’accordo tra 51 Paesi che, almeno negli intenti, vuole mettere fine al segreto bancario, nella misura in cui questo serva a combattere in maniera finalmente efficace l’evasione fiscale. È in arrivo, così, un nuovo standard globale di controllo dei conti correnti, che rivoluziona lo scambio e la gestione delle informazioni sui contribuenti.

L’accordo, che vede tra i firmatari i ministri dell’economia di 51 nazioni membri dell’OCSE – tra cui anche il nostro Pier Carlo Padoan – mette in discussione il concetto stesso di segreto bancario: in un tempo in cui è sempre più semplice trasferire denaro in tutto il mondo senza nemmeno uscire di casa la trasparenza è fondamentale per consentire agli organismi di controllo di verificare casi di illegalità. Da qui la creazione e la firma di un "Multilateral Competent Authority Agreement”: un modello standard che regoli una volta per tutte lo scambio di dati anagrafici, fiscali e finanziari tra i responsabili degli strumenti di controllo dei Paesi aderenti, nel caso in cui occorra esaminare un soggetto che risiede (anche fiscalmente) in una nazione ma abbia dei conti correnti o dei depositi in un’altra.

Il problema dell’evasione fiscale nei Paesi Offshore è, l’abbiamo detto più volte, una delle principali preoccupazioni per i Paesi di tutto il mondo: alcune stime parlano di 5.800 miliardi di euro complessivi sottratti alle casse dei Governi. Se, in passato, alcune nazioni (come la Svizzera) hanno fatto del segreto di stato la clausola a cui appellarsi per consentire l’arrivo di capitale straniero, nel 2010 le cose hanno cominciato a prendere una piega diversa, con l’impegno da più parti per cambiare questo stato di cose.

Questo scambio di dati diventerà automatico a partire del 2017, ma le informazioni che da quella data verranno fatte circolare saranno relative al 2015. Anche se i cosiddetti early adopters del provvedimento sono solo 51 Paesi membri dell’OCSE per tutti gli altri non c’è molto tempo per adeguarsi: nel 2018 questa riforma sarà valida per tutti.

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