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Arriva la tassa sul bancomat?

pubblicato da il 31 luglio 2015
Arriva la tassa sul bancomat?

In questi giorni si è fatto un gran parlare circa quella che è stata velocemente battezzata “tassa sui bancomat”: una norma, precisamente il comma 7 bis della delega fiscale, che sanzionerebbe i prelievi agli sportelli automatici non motivabili con una spesa verificata. Vista l’importanza che il bancomat riveste nella nostra vita quotidiana è bene capirci di più.

Il primo punto da mettere in evidenza è che questa norma non è certo rivolta ai cittadini comuni, che effettuano prelievi bancomat dai loro conti correnti, ma interessa professionisti e titolari di Partite IVA: l’obiettivo è, ancora una volta, scoraggiare ulteriormente l’uso del denaro contante, che più volte abbiamo rilevato essere un vero e proprio supporto al nero e all’evasione fiscale.

Non si tratta, in secondo luogo, di una vera e propria “tassa”: parliamo invece di una sanzione, una multa che oscillerà tra il 10 e il 50% della somma prelevata ma non giustificata al Fisco. Certo è che non è la prima volta che un Governo prova a muoversi in questo senso: già nel 2005 era stata introdotta una norma simile, ma è stata successivamente dichiarata incostituzionale e abolita, perché non esiste alcuna prova che un prelievo non giustificato sia automaticamente un compenso evaso in nero. Adesso si prova ad aggirare l’ostacolo, togliendo alcuna motivazione alla sanzione ma trasformandola in una “costrizione” a richiedere lo scontrino o la fattura o, ancora, a utilizzare il più tracciabile pagamento virtuale, con carta di debito o credito.

Voglia di fare cassa? Di accanirsi sui titolari di partita IVA? Al di là delle proteste piovute da più parti, è evidente che non saranno le spese di pochi euro a spingere il Fisco alle multe, quanto piuttosto ingenti (e frequenti) prelievi a cui non corrisponde lo stesso tenore di vita dichiarato durante la dichiarazione dei redditi. Se è la lotta all’evasione che occorre combattere è proprio la discrepanza tra quanto si dichiara e quanto si spende il primo campanello d’allarme per rintracciare un evasore.

Ultimo appunto: nonostante le polemiche diano tutto per scontato, la norma, in realtà, non è ancora stata approvata. Il panico di molti, in buona sostanza non è (ancora) giustificabile. 

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