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Pagamenti elettronici, presto nuove regole europee

pubblicato da il 7 maggio 2015
Pagamenti elettronici, presto nuove regole europee

I sistemi di pagamento digitali attivi in Europa potrebbero presto registrare interessanti novità, perlomeno per ciò che concerne l’impianto legislativo attualmente in vigore. È stato in questi giorni divulgato un documento informale che ha ottenuto l’approvazione tanto dell’Econ – la Commissione europea per gli Affari economici e monetari – quanto del Presidente di turno dell’Unione. Vediamo quali sono i punti salienti di queste nuove “Payment Services Directive”.

La cosiddetta PSD2 punta a raggiungere due traguardi: allargare le possibilità di scelta dei consumatori e far sì che le transazioni di pagamento online diventino più sicure, anche alla luce del ricorso sempre più massiccio dei cellulari e dei tablet.

In buona sostanza, se il cliente ha la possibilità di accedere online al proprio conto, deve anche essere libero di scegliere come effettuare un pagamento via web, e non deve correre il rischio di ricevere un rifiuto da parte delle banche. Questo assunto è, infatti, il punto di partenza necessario per la diffusione di servizi bancari innovativi, in aggiunta alle tradizionali carte di credito.  

Di contro, chi fornisce strumenti e servizi di pagamento dovrà adottare delle tecnologie in grado di ridurre al minimo il rischio di frodi, rendendo semplice ed efficace l’autentificazione dell’utente: i dati più sensibili devono avere il supporto di canali di comunicazioni criptati e devono circolare solo se necessari e previa autorizzazione dell’utente.

Le nuove regole serviranno, almeno nelle intenzioni dei promotori di questo nuovo pacchetto di regole, a ridurre i costi dei pagamenti online, che pesano tantissimo: pari ad oltre l’1% del PIL dell’Unione Europea, complessivamente ammontano a circa 130 miliardi di euro l’anno. Troppo, evidentemente, soprattutto se questa spesa non fa il paio con delle transazioni sicure al 100%.

Adesso, la palla passa ad altri, nello specifico al Parlamento Europeo, al Consiglio dei Ministri e alla Commissione Europea. Solo dopo aver avuto l’approvazione e registrato le eventuali modifiche proposte, gli Stati membri potranno assimilare le nuove regole. È presto per festeggiare, quindi, ma i passi in avanti sono palesi.

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