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Fusione ACI-Motorizzazione: Renzi la vuole a tutti i costi

pubblicato da il 15 maggio 2014
Fusione ACI-Motorizzazione: Renzi la vuole a tutti i costi

Lo scorso 30 aprile il premier Matteo Renzi ha annunciato che l’imminente riforma della Pubblica Amministrazione conterrà anche l’accorpamento di ACI e Motorizzazione Civile: una fusione epocale che dovrebbe far risparmiare allo Stato (ma anche ai cittadini) un bel po’ di soldini e nel contempo snellire gli adempimenti burocratici necessari per l’acquisto di un’automobile. Non sarà un’operazione semplice poiché entrambe le strutture, sia l’una che l’altra protette da potenti lobby politiche, sono quanto mai determinate a conservare i propri privilegi e in passato hanno già respinto qualsiasi ipotesi di unione, ma stavolta dalle parti di Palazzo Chigi sembrano voler risolvere la faccenda una volta per tutte.

Del resto il sistema attuale, che impone ai proprietari di un’auto sia il certificato di proprietà (a cura dell’ACI) che il libretto di circolazione (rilasciato dalla Motorizzazione), è un nonsenso ai limiti del ridicolo e che, ovviamente, non ha uguali in nessun altro paese europeo di prima fascia. La soluzione, secondo i tecnici del Governo, sarebbe la creazione di una nuova carta del veicolo gestita attraverso un’unica banca dati del parco auto, che andrebbe quindi a eliminare inutili sovrapposizioni tra le due strutture.

Ma chi, fra ACI e Motorizzazione Civile, dovrebbe prendersi in carico la gestione? Bella domanda. La prima si è già detta disponibile a gestire l’archivio unico senza spese per lo Stato (la Motorizzazione si affida infatti a una gara a bilancio statale), offrendo la propria piattaforma informatica, i suoi 106 uffici provinciali e i 400 sportelli che solo nel 2013 hanno sbrigato ben 1,1 milioni di operazioni. La Motorizzazione è però pronta a tutto pur di sottrarre all’ACI la gestione del PRA e procedere a sua volta all’istituzione di un unico archivio generale dei veicoli, mettendo sul piatto anche la proposta di accollarsi parte degli esuberi previsti al Ministero dei Trasporti e garantendo un risparmio di oltre 60 milioni rispetto ai costi attuali.

Già, i costi. Oggi le operazioni burocratiche che riguardano le automobili, come l’immatricolazione, la rottamazione o il passaggio di proprietà, tolgono 36 euro dalle tasche di ogni automobilista (poi il costo complessivo lievita a oltre 400 euro per effetto delle imposte provinciali e di bollo), di cui 9 euro per diritti di motorizzazione al Ministero e 27 euro al PRA. Gli effetti della paventata fusione potrebbero far scendere la tariffa a 25 euro. Non tantissimo ma meglio che niente. Ma prima di procedere ci sarà da risolvere un “particolare” spinoso: sia all’ACI che alla Motorizzazione lavorano migliaia di dipendenti. ACI si prenderebbe in carico parte dei dipendenti della Motorizzazione (ora a carico dello Stato) ma con l’introduzione dell’archivio unico se ne conteranno 2.500 di troppo, secondo le stime del commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli. Come (e dove) ricollocarli?

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