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Assicurazioni auto: la Tariffa Italia rischia di diventare una norma ingiusta

pubblicato da il 28 ottobre 2015
Assicurazioni auto: la Tariffa Italia rischia di diventare una norma ingiusta

Il dibattito nel mondo delle assicurazioni auto è tutt’ora aperto: la cosiddetta Tariffa Italia, ovvero la norma contenuta nel Ddl Concorrenza (già approvato dalla Camera e in attesa dell’ok del Senato) che equipara i costi della RC auto in tutte le regioni italiane eliminando le diseguaglianze territoriali per i guidatori virtuosi, contribuirà davvero a rendere più eque le tariffe della responsabilità civile obbligatoria o rischierà di danneggiare tanti automobilisti che adesso pagano un premio più basso?

È quanto per esempio si sta chiedendo il Consiglio Nazionale degli Attuari (i professionisti che hanno la competenza e la responsabilità dei calcoli matematici e probabilistici per determinare i costi delle polizze), che sembrano molto scettici sull’effettiva utilità della Tariffa Italia, a conferma dei dubbi già espressi dall’ANIA. Con la nuova norma, ha spiegato infatti il presidente Giampaolo Crenca, si vuole eliminare uno dei parametri più significativi ai fini della tariffazione nel ramo RC auto, quello legato al territorio. Parametro da sempre utilizzato proprio perché ritenuto altamente predittivo del rischio, oltre che di facile e certa reperibilità: il tutto in nome di un malinteso senso di giustizia che vorrebbe rendere ogni zona d’Italia uguale alle altre, quando invece palesemente non lo è, né per l’assicurazione auto né per mille altri fattori evidenti nella vita quotidiana.

La RC auto non è una tassa, continua ancora Crenca, ma si paga per garantire i danni prodotti dagli incidenti stradali, che possono dipendere da tante variabili come imprudenza, imperizia, negligenza, qualità della rete stradale e dei veicoli, condizioni del traffico, propensione al rispetto del codice della strada, ecc. Ma dalla Tariffa Italia non ci si può certo attendere una riduzione degli incidenti e quindi dei risarcimenti: perciò, dal momento che sicuramente qualcuno pagherà di meno (gli automobilisti virtuosi delle regioni più a rischio), automaticamente qualcun altro dovrà pagare di più per garantire il gettito necessario a coprire il costo dei sinistri. E in questo caso sarebbero penalizzati soprattutto gli assicurati virtuosi residenti nelle regioni dove il rischio è minore.

“Se dobbiamo considerare un’ingiustizia le differenze del premio RC auto dovute alla residenza del proprietario del veicolo”, conclude Crenca, “Allora sarebbe da considerare altrettanto ingiusto che un cittadino di Aosta o di Bolzano paghi una bolletta del riscaldamento ben più salata di quello di Siracusa o di Lecce per un appartamento di pari dimensioni, oppure che il prezzo medio dei carburanti sia diverso anche di 10 centesimi da una regione all’altra. Quali sono quindi gli automobilisti da tutelare? Quelli che sono costretti a pagare più cara la polizza RC auto, con tutti i giustificati e ben comprensibili motivi, o quelli costretti a pagare più cara la benzina senza neanche sapere il perché?” Ah saperlo...

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