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Assicurazione sociale: novità in arrivo dall’attesissimo Ddl Lavoro

pubblicato da il 3 giugno 2014
Assicurazione sociale: novità in arrivo dall’attesissimo Ddl Lavoro

In un’intervista concessa al quotidiano Libero, il senatore Maurizio Sacconi ha illustrato l’iter dell’attesissimo Ddl Lavoro, che ha già apportato novità in materia di contratti di lavoro, di cui è relatore alla Commissione Lavoro a Palazzo Madama, soffermandosi su alcuni contenuti cardine del provvedimento, come per esempio la riforma degli ammortizzatori sociali. Secondo l’auspicio di Sacconi il disegno di legge potrebbe approdare in aula già ai primi di luglio.

L’importante esponente politico del Nuovo Centrodestra ha spiegato che si sta formando l’idea di un sistema complessivo su base assicurativa, autosufficiente e non caricato sul bilancio dello Stato, che si fonderà su due strumenti: da una parte l'ASPI (indennità di disoccupazione) e dall'altra la cassa integrazione, ma solo se ci saranno ragionevoli prospettive di rientro nell'azienda. Per questi due strumenti la cerchia dei beneficiari dovrebbe essere allargata anche alle bistrattate collaborazioni a progetto, purché siano inserite in una logica assicurativa, ovvero senza costi aggiuntivi per le esangui casse del nostro Paese.

Maurizio Sacconi ha preannunciato anche una possibile misura del Ddl, ma non ancora sicura, che sarebbe davvero di portata storica: l’assicurazione sociale anche per le partite Iva. Al momento sono al vaglio due opzioni: una su base obbligatoria, che però aumenterebbe il costo del lavoro per tutti, e l’altra su base volontaria, che includerebbe soltanto chi spontaneamente si iscrive all'assicurazione pubblica. Sacconi ha confessato di preferire l'assicurazione su base volontaria, rivolta solamente alle partite Iva che ritengono di voler partecipare.

Infine il senatore del Ncd ha anticipato qualcosa anche riguardo un altro argomento spinoso, quello del compenso orario minimo, confermando che si sta andando verso la proposta del Governo di introdurre un salario minimo, pur nella consapevolezza che lo stipendio effettivo dovrà essere sempre più definito dai contratti di prossimità (suo vecchio cavallo di battaglia), dove il salario si collega ai risultati dell'impresa e alla produttività. In Italia, infatti, buona parte dei lavoratori non partecipa alla maggiore produttività o ai migliori risultati ai quali concorre e questo, secondo Sacconi, non va bene.

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