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Frodi assicurative: 'anomalia soprattutto italiana', secondo il Presidente dell'ANIA

pubblicato da il 2 luglio 2013
Frodi assicurative: 'anomalia soprattutto italiana', secondo il Presidente dell'ANIA

In occasione dell’assemblea annuale dell’ANIA, tenutasi a Roma il 2 luglio 2013, il Presidente dell’associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, Aldo Minucci, ha diffuso la sua personalissima relazione sull'evoluzione e sull'andamento negli ultimi dodici mesi dell'attività assicurativa in Italia, dichiarando con orgoglio che in un periodo di profonda crisi e di forte tensione finanziaria come quello attuale, l’assicurazione italiana ha continuato a svolgere la propria funzione economica, contribuendo a dare stabilità al Paese.

Fra i tanti temi trattati nella relazione, particolare importanza ha assunto quello riguardante il triste malcostume delle frodi assicurative, definita da Minucci una “anomalia soprattutto italiana”. Il Presidente dell’ANIA, pur riconoscendo che il fenomeno non è diffuso soltanto nel nostro Paese, ha sottolineato come da noi abbia raggiunto negli ultimi anni livelli allarmanti soprattutto per le infiltrazioni della criminalità organizzata, che vi ha visto un promettente ramo di affari. La crisi economica, inoltre, ha ulteriormente esasperato il problema.

Per contrastare in maniera più efficace il fenomeno, negli anni scorsi l’ANIA si era proposta per un ruolo di impulso e coordinamento nella lotta alle frodi assicurative utilizzando le banche dati delle imprese, così come avviene con successo in altre nazioni europee, ma il Garante per la protezione della Privacy non ha considerato la procedura praticabile.

L’ANIA però giustamente non demorde e ha presentato un’ulteriore azione di efficace contrasto alle frodi che va sviluppata su quattro linee di intervento:

  • L’IVASS dovrebbe svolgere un ruolo di impulso e iniziativa a supporto dell’attività investigativa. Ciò che serve, in effetti, non è solo l’incrocio di banche dati ma una vera e propria attività di intelligence, sul modello svolto dall’UIF della Banca d’Italia in materia di riciclaggio, a sostegno delle istruttorie svolte da imprese e magistratura.
  • Va poi incentivato il risarcimento in forma specifica, consentendo alle compagnie di offrire, al danneggiato che non intende effettuare la riparazione del veicolo presso officine convenzionate, un risarcimento pecuniario equivalente al costo della riparazione diretta. Ciò permetterebbe di colpire alla radice comportamenti collusivi e fraudolenti.
  • Tutte le nuove autovetture dovrebbero essere dotate di serie della “scatola nera”, ossia di quello strumento che, consentendo di monitorare gli effettivi comportamenti alla guida, può determinare una significativa diminuzione dei sinistri. Già oggi l’utilizzo delle scatole nere permette a tanti cittadini onesti di ottenere prezzi migliori, in quanto riduce la possibilità di comportamenti illeciti.
  • Occorrerebbe, infine, introdurre un termine di decadenza più stringente rispetto agli attuali due anni per la presentazione della richiesta di risarcimento: a parte l’ipotesi di danni gravi alla persona, non si capisce infatti quale sia l’interesse dell’assicurato di aspettare tanto tempo, se non per finalità speculative. Non è un caso che, nelle zone dove più grave è il problema di legalità, circa il 15-20% delle richieste di risarcimento viene presentato oltre i 90 giorni dal sinistro e il 5-7% addirittura oltre l’anno. La previsione di un termine di tre mesi dovrebbe essere sufficiente per garantire un tempo congruo agli assicurati e permettere rimborsi più solleciti.
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