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Detraibilità su polizze vita, l'ANIA non ci sta: “Scelta miope”

pubblicato da il 6 settembre 2013
Detraibilità su polizze vita, l'ANIA non ci sta: “Scelta miope”

In un'intervista rilasciata ai microfoni di Radio 24 e ripresa dal Corriere della Sera, il Direttore Centrale Vita, Danni e Servizi dell'ANIA, Roberto Manzato, ha sparato a zero sulla drastica riduzione della detraibilità sulle polizze vita ai fini Irpef (dall'attuale tetto di 1.291,14 euro si scenderà dall'anno prossimo a 630 euro e dal successivo a 230), inserita dal Governo nelle misure per bilanciare la cancellazione dell'IMU sulla prima casa. “E' una scelta miope, fatta per raggranellare qualche soldo nel medio termine e che penalizza fortemente sei milioni di risparmiatori italiani che hanno sottoscritto una polizza vita”, ha dichiarato un Manzato senza troppi peli sulla lingua. “Questo provvedimento andrà a incidere soprattutto sugli atti di previdenza come le polizze temporanee caso morte e su quelle per la copertura del rischio da non autosufficienza, rischi prospettici che al contrario dovrebbero essere incentivati”.

Manzato ha rincarato ulteriormente la dose ricordando come queste polizze siano solitamente acquistate e detratte da fasce di popolazione che hanno dei redditi abbastanza limitati: il 50% dei premi mandati in detrazione sono infatti rappresentati da cittadini che hanno una dichiarazione dei redditi fino a 26.000 euro l'anno. Inoltre a godere di queste detrazioni, nel 90% dei casi, sono cittadini che hanno un reddito fino a 55.000 euro, per cui la cancellazione dell'IMU andrà grottescamente a pesare su fasce di reddito di cittadini popolari, modeste o medie. Insomma, l'ennesima norma fatta in barba al contribuente. Criticate anche le scelte di comunicazione adottate dal Governo, accusato di aver presentato il Decreto spacciandolo per un provvedimento senza alcun aggravio di tasse, cosa che si sta dimostrando non vera.

Rispondendo infine a una domanda relativa all'impatto che questo provvedimento avrà sul settore assicurativo, Manzato ha distinto due casi differenti: “Uno sono le polizze di protezione e in questi casi manca un incentivo, che però non era il traino principale della scelta. Vengono fatte per un bisogno così ampio, vero e sentito che non credo ci saranno delle ricadute. Si doveva comunque incentivarle di più invece che penalizzarle. Per quanto riguarda, invece, i prodotti di risparmio venduti prima del 31 dicembre 2000, ci sono tante qualità di quei prodotti che credo convenga mantenerle”. Resta comunque un velo di preoccupazione sul futuro delle forme di previdenza e di prevenzione.

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