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Circolare con bollo auto contraffatto: è reato di falso in scrittura privata

pubblicato da il 17 luglio 2014
Circolare con bollo auto contraffatto: è reato di falso in scrittura privata

Due news apparentemente di scarsa importanza pubblicate sulle pagine locali di due quotidiani nazionali, hanno invece avuto il merito di accendere i riflettori sulla delicata questione della circolazione di automobili con bollo assicurativo contraffatto. Sotto lo spettro di un aumento del bollo e della cancellazione del superbollo, si profila una faccenda di non poco conto, se di recente la Corte di Cassazione è dovuta intervenire con una sentenza chiarificatrice su quello che è a tutti gli effetti un grave reato penale.

Nichelino, provincia di Torino: la polizia municipale ferma per un normale controllo una ragazza di 22 anni alla guida di un’autovettura e scopre che, nonostante sul parabrezza fosse regolarmente esposto il tagliando assicurativo riportante scadenza novembre 2014, il veicolo non era assicurato da oltre due anni e il contrassegno dell'assicurazione auto era stato abilmente contraffatto. Stesso giorno ma dall’altra parte d’Italia, a Piedimonte Etneo, vicino Catania: un uomo viene denunciato perché nel corso di un controllo da parte dei vigili viene sorpreso a guidare una vettura provvista di bollo e relativo certificato palesemente falsi.

Episodi molto simili che in entrambi i casi configurano il reato di falso in scrittura privata, a cui si deve applicare la pena prevista dall’articolo 485 del Codice Penale, ovvero la reclusione da sei mesi a tre anni (oltre al ritiro della patente e al sequestro dell’auto), così come definitivamente stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 299 dell'8 gennaio 2014.

Attenzione, però, perché il reato di falso in scrittura privata scatta solo se il contrassegno posto sul parabrezza dell’auto è “semplicemente” contraffatto ma non è di illecita provenienza. Qualora invece il bollo provenga da furto, rapina o qualsiasi altra appropriazione indebita, la questione cambia e si presentano gli estremi per il reato di ricettazione, regolato dall’articolo 648 del C.P. che prevede una severa pena detentiva dai due agli otto anni e una multa da 516 a 10.329 euro.

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