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Velocità internet: niente da fare per il decreto banda larga

pubblicato da il 12 luglio 2015
Velocità internet: niente da fare per il decreto banda larga

Dopo mesi di discussioni e tentativi, è definitivamente sfumata l’ipotesi di un decreto legge relativo alla regolamentazione della banda larga in Italia. A ufficializzare la notizia è stato il sottosegretario allo sviluppo economico Giacomelli, che però ha tenuto a sottolineare come in realtà un risultato lo si sia ottenuto con l’incremento degli investimenti pianificati da Telecom Italia per la fibra ottica, al punto da rendere necessario un aggiornamento della consultazione pubblica sui piani degli operatori.

Quella di una rete unica per la banda larga – e cioè di un’infrastruttura in grado di assicurare l’efficienza della velocità ADSL e la copertura di tutto il paese senza il controllo di uno specifico operatore – è una questione di cui in Italia si discute da anni e che rischia di andare per le lunghe, soprattutto perché le singole compagnie non sembrano voler rinunciare agli investimenti fatti negli ultimi anni e alle posizioni già acquisite sui mercati. A ciò si aggiunge che, proprio a causa di questa arretratezza digitale, il Paese è a rischio multe da parte dell’Unione Europea per mancato adeguamento agli standard richiesti in fatto di copertura e velocità di navigazione.

Se dunque la possibilità del «decreto Comunicazioni» è tramontata, si pensa alle alternative. Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di procedere, anziché tramite decreto, con un disegno di legge per la parte relativa ai nuovi incentivi, che dovrebbero comprendere un fondo di garanzia e credito d’imposta per gli operatori e un voucher per gli utenti. Riguardo alle risorse necessarie a questo scopo, è il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) l’organo deputato all’assegnazione dei fondi. Fondi che dovrebbero essere conferiti obbligatoriamente entro la fine del prossimo novembre, anche se fino al 2017 la disponibilità effettiva sarebbe non superiore a 800-900 milioni di euro sul massimo di 5 miliardi prefigurato dall’esecutivo. Siffatte premesse non fanno certo ben sperare: al contrario, pongono le basi perché il «piano banda larga 2015-2020» slitti almeno di un anno rispetto alle aspettative iniziali del governo.

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