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Decreto del Fare: l’Italia riparte dal Wi-Fi libero, o quasi

pubblicato da il 24 giugno 2013
Decreto del Fare: l’Italia riparte dal Wi-Fi libero, o quasi

A otto anni dall’emanazione del “decreto Pisanu”, D.L. n. 144/2005 convertito in legge n. 155/2005, l’Italia è finalmente pronta a voltare pagina in materia di accesso pubblico a internet. Merito del recente “Decreto del Fare” che, dopo anni di discussioni e proroghe, dovrebbe cancellare definitivamente l’obbligo dell’identificazione utente attraverso un documento di identità valido.

Il condizionale è necessario, in quanto sono già piovute critiche sul testo finale dell’Art. 10 (Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica) del Decreto legge 21 giugno 2013 n. 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”. In particolare, gli addetti ai lavori puntano  il dito sulle possibili interpretazioni di un testo che, a differenza dell’annuncio fatto dal Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 16 giugno, appare molto meno chiaro del previsto.

Se l’obiettivo era la “liberalizzazione dell’accesso ad internet (Wi-Fi)” all’interno degli esercizi commerciali e nelle aree pubbliche, come già avviene in molti paesi europei, nell’ultima revisione del decreto sembrano essersi persi alcuni tasselli del puzzle, tanto da non ritrovare più riferimenti specifici al Wi-Fi e agli esercenti. Un fraintendimento nato dall’esigenza di generalizzare le regole o c’è qualcosa di più?

I dubbi nascono già al primo paragrafo dell’Art 10: “L’offerta di accesso ad internet al pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address)”.

Il temine “gestore”, ad esempio, non specifica se il soggetto responsabile è l’ISP (le compagnie telefoniche fornitrici di connettività) o l’esercente che mette a disposizione la propria rete. Poco chiara, inoltre, è l’utilità della registrazione del MAC address, o indirizzo fisico, il codice univoco assegnato dal produttore hardware alle schede di rete, siano queste ethernet o wireless. Un codice che può essere salvato dai moderni access point, anche se non rappresenta uno strumento di identificazione valido come il documento di identità: il MAC address si può modificare e, in caso di dispositivo usato o rubato, rende assai difficoltoso risalire all’effettivo utilizzatore.

Questi sono solo alcuni dei punti d’ombra del decreto e spetterà al Ministero dello Sviluppo Economico, prima della conversione in legge, fare luce sulle nuove regole per l’internet pubblico che gli italiani attendono dal lontano 2005. Di seguito, il testo completo dell’Art 10 del “Decreto del Fare”:

Art. 10 - (Liberalizzazione dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica)

1. L’offerta di accesso ad internet al pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli utilizzatori. Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address).

2. La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici. Se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155.

3. Al decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 2 è soppresso;
b) all’articolo 3 il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Il decreto del Ministro delle poste e telecomunicazioni 23 maggio 1992, n. 314, è abrogato".

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