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Le Telco non bastano: crisi nera per la banda larga italiana

pubblicato da il 2 gennaio 2014
Le Telco non bastano: crisi nera per la banda larga italiana

Da tempo l’Europa ci chiede un deciso cambio di marcia sul fronte della crescita tecnologica, ma la realtà dei fatti ci vede ancora agli ultimi posti della classifica continentale per la diffusione della banda larga. A dirlo, proprio mentre gli esperti Gerard Pogorel e Scott Marcus si affannano per trovare il bandolo della matassa, è la nuova indagine dell’I‐Com (Istituto per la Competitività) dal titolo “Rapporto su Reti & Servizi di Nuova Generazione 2013”.

Un’analisi impietosa, quella curata dall’associazione presieduta da Stefano Da Empoli, dalla quale emerge un continuo accumularsi del ritardo sugli altri paesi europei: l’Italia fa meglio solo di Grecia e Cipro, in base ai parametri dell’I‐Com Broadband Index (IBI) 2013. Lontanissimi i modelli europei in fatto di banda larga, su tutti Svezia, Finlandia e Danimarca, i paesi scandinavi che occupano le prime tre posizioni per la capacità di combinare velocità di connessione, copertura in fibra e crescita del mobile broadband. Emblematico poi è il caso svedese, con il doppio dei punti racimolati dall’Italia sui vari indicatori.

Se il nord Europa è un miraggio, al sud la situazione è complicata, anche per la locomotiva tedesca. Almeno sul fronte della banda larga, la Germania paga la scarsa diffusione della fibra ottica con un poco onorevole ventesimo posto, mentre la Spagna si accomoda appena due gradini sopra l’Italia, in quint’ultima posizione. Sorprese in positivo, invece, arrivano dalla crescita tecnologica in Bulgaria e Romania, rispettivamente al nono e al sedicesimo posto.

Tornando alla situazione italiana, l’I‐Com prova a sostituirsi agli esperti ingaggiati dal governo Letta e mette in luce parte delle italiche lacune tecnologiche. Se il mobile broadband è addirittura superiore alla media europea (14,3% contro 9% media UE), le note dolenti si chiamano broadband fissa (55% contro 72% media UE), fibra ottica (2,6 milioni di case contro le 6,8 francesi) e soprattutto velocità di connessione (0,1% oltre i 30Mbps contro 14% media UE). Non stupisce, allora, che appena la metà degli italiani accede regolarmente a internet (in UE la media è del 70%) e che le opportunità offerte dagli e‐commerce vengano colte solo dal 17% degli abitanti del belpaese, contro il 44% della media europea.

In fondo a questo lungo tunnel, però, si intravede la luce degli investimenti e di un nuovo programma strategico. Oltre al rinnovato impegno del governo italiano, infatti, il futuro potrà assumere tinte più rosee grazie ai frutti degli investimenti delle Telco che, dal 2008 al 2012, hanno investito ben 35 miliardi di euro nelle nuove reti, destinando allo sviluppo circa due punti percentuali in più dei loro ricavi.

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