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Banda larga: rete unica sempre più lontana

pubblicato da il 2 aprile 2015
Banda larga: rete unica sempre più lontana

Da anni si parla della rete unica per la banda larga, di un’infrastruttura capace di portare internet veloce in tutta Italia e senza il controllo di uno specifico operatore. Il sogno di una società della rete per ADSL e fibra ottica, realtà che andrebbe a rivendere l’accesso ai singoli gestori, rischia però di rimanere tale, in quanto gli operatori non sembrano voler rinunciare agli investimenti fatti negli ultimi anni e alle posizioni già acquisite sui mercati.

Così, mentre le vecchie promozioni ADSL lasciano il posto alle più performanti in fibra ottica, sono in molti a chiedersi quale sarà il futuro di internet in Italia: la fibra è sì una realtà, ma ad oggi raggiunge poco più del 20% delle abitazioni, contro la media europea che sfiora il 65%. I ritardi italiani in fatto di banda larga sono cronici e con riflessi sulla competitività delle imprese e sui servizi per i cittadini, senza dimenticare gli obiettivi europei del 2020 che impongono traguardi ben precisi in fatto di copertura e velocità di navigazione. Oltre al danno si rischia la beffa: arretratezza digitale e multe salate dall’UE.

Per accelerare sul fronte della banda larga, non bastano gli investimenti dei singoli operatori. Se negli ultimi anni Telecom Italia, Fastweb, Vodafone e gli altri player del mercato nazionale hanno iniziato ad aprire cantieri per la fibra ottica e si sono impegnate nel colmare il digital divide dell’ADSL, i risultati fin qui ottenuti risultano insufficienti se paragonati alla situazione europea. Per questo motivo, serve uno sforzo comune e la rete unica per la banda larga consentirebbe non solo di concentrare gli impegni economici e velocizzare le operazioni di copertura del Paese, ma anche di accedere a nuovi fondi pubblici, nazionali ed europei. Solo l’impegno dello Governo e di Cassa Depositi e Prestiti, secondo quanto stabilito nel piano di crescita digitale del Paese, potrebbe garantire 6 miliardi di euro, pronti a raddoppiare con l’aiuto di privati.

Le condizioni per accedere a questi fondi sono chiare e le ha ribadite in questi giorni l’Antitrust: o si crea una società per la rete a banda larga senza la presenza di operatori TLC, poi chiamati a riacquistare il servizio all’ingrosso, o questi si uniscano in consorzio, con posizioni alla pari. Entrambe le ipotesi, almeno per il momento, non sembrano rientrare nei piani delle TLC che, come nel caso di Telecom Italia e Vodafone con Metroweb (fondo F2ì, CdP e Banche), stanno tutte cercando di conquistarsi il posto di leader del mercato della banda larga. Mosse strategiche o fumo negli occhi prima di cedere alle lusinghe dei finanziamenti pubblici? La risposta è attesa a fine maggio, quando il Governo vorrà conoscere i piani strategici dei singoli operatori per lo sviluppo della banda larga in Italia.

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