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Agenda digitale: il punto sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

pubblicato da il 31 maggio 2015
Agenda digitale: il punto sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione

Qualcosa si muove in Parlamento per quanto riguarda il percorso dell’Agenda digitale italiana: nonostante l’AgID – l’agenzia governativa preposta alla messa in atto del programma di digitalizzazione avviato nel 2012 – abbia vissuto un periodo travagliato dopo le dimissioni dell’ex direttrice Alessandra Poggiani (sostituita a inizio maggio da Antonio Samaritani), almeno sotto il profilo legislativo si registra il progresso della legge delega per la riforma della Pubblica Amministrazione, uno dei pezzi del puzzle dell’Agenda digitale.

Si tratta di un disegno di legge – approvato dal Senato a fine aprile e in discussione alla Camera dal 13 maggio – che fornisce «deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» raccogliendo i principi indicati dall’Agenda digitale italiana per quanto riguarda la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Secondo quanto indicato dallo stesso premier Matteo Renzi nello scorso autunno, la proposta è mirata a trasformare radicalmente il sistema pubblico e, contemporaneamente, a rendere l’Italia il Paese leader in Europa proprio sul tema dell'innovazione digitale della pubblica amministrazione.

Le modifiche introdotte dal Senato hanno finora arricchito il testo nella direzione della trasformazione digitale auspicata dal premier, anche se la Camera ha ancora molto lavoro da fare per perfezionare la riforma. Come riportato dal sito Agendadigitale.eu – che raccoglie gli interventi di esperti e addetti ai lavori sui temi della digitalizzazione – si registrano passi avanti per quanto riguarda ad esempio la rivisitazione del sistema della dirigenza pubblica o il funzionamento degli enti pubblici di ricerca, ma rimangono ancora grandi margini di manovra su diversi temi.

Tra i più importanti figura in primo luogo la «cittadinanza digitale»: la necessità di ridurre la quota di «analfabeti digitali», che attualmente tocca circa i due terzi della popolazione italiana, richiede ancora la definizione di interventi concreti da parte dello Stato. Misure meglio definite sono richieste anche per quanto riguarda l’allineamento alle direttive europee sui servizi fiduciari (firma elettronica, posta elettronica, ecc.), l’introduzione di nuove modalità di lavoro nella PA (telelavoro, smart working, co-working) e per ciò che concerne i poteri dell’AgID: quest’ultima, in particolare, deve ancora essere messa nelle condizioni di svolgere un coordinamento informatico dell'amministrazione centrale, regionale e locale.

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